Il concordato preventivo biennale 2025-2026 richiede una valutazione di convenienza entro il 30 settembre 2025, considerando risparmio fiscale, semplificazioni e possibilità di sanare gli anni pregressi tramite il ravvedimento speciale introdotto dal Dl 84/2025.
Tra i principali vantaggi vi è la definizione preventiva del reddito imponibile anche se quello effettivo dovesse risultare superiore.
Sulla quota eccedente rispetto al reddito storico si applica inoltre una flat tax del 10%, 12% o 15% in base al punteggio Isa.
Il reddito concordato rileva anche ai fini contributivi INPS, salvo la facoltà di versare sui redditi effettivi se maggiori.
Per i soggetti Isa si riducono i poteri di accertamento dell’Agenzia delle Entrate e si ottengono benefici premiali, tra cui minori controlli, esclusione di alcune presunzioni e riduzione dei termini di accertamento.
Il concordato riduce inoltre il rischio fiscale, poiché eventuali maggiori redditi entro certi limiti non generano recuperi d’imposta.
Ulteriore elemento attrattivo è la possibilità di definire i periodi d’imposta precedenti tramite ravvedimento speciale.
Esistono però anche aspetti critici.
Il contribuente resta vincolato al reddito concordato anche se il reddito reale dovesse risultare inferiore, salvo specifiche cause di cessazione o decadenza.
Lo stesso principio vale per i contributi previdenziali.
La quota soggetta a flat tax non beneficia di deduzioni o detrazioni.
Nelle società trasparenti o associazioni il concordato vincola tutti i soci o associati.
In caso di decadenza, l’Agenzia può recuperare il maggior reddito effettivo, mentre restano comunque dovute le imposte calcolate sul reddito concordato se superiori.
Infine, al verificarsi delle cause di cessazione, il contribuente esce dal concordato preventivo.