Chi aderisce al concordato preventivo biennale 2025-2026 può beneficiare anche del cosiddetto “ravvedimento speciale” previsto dall’art. 12-ter del DL 84/2025, che consente di sanare le annualità dal 2019 al 2023 mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva per ciascun anno. Si tratta, di fatto, di una forma di compliance fiscale “postuma” che riduce in modo significativo il rischio di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
L’effetto pratico è che:
Di conseguenza, ad eccezione del 2024, il contribuente ottiene una forte stabilizzazione del proprio profilo fiscale, soprattutto con riferimento ai redditi d’impresa e di lavoro autonomo. Questo non significa che l’Agenzia delle Entrate non possa effettuare controlli, ma che, in presenza di un corretto comportamento del contribuente nell’ambito del concordato, i poteri accertativi risultano fortemente limitati, rendendo spesso antieconomica una verifica fiscale.
La misura ripropone sostanzialmente la stessa sanatoria già prevista per chi aveva aderito al concordato 2024-2025. Non si tratta però di un regime strutturale, bensì di una misura agevolativa temporanea. Il ravvedimento speciale rappresenta quindi un ulteriore elemento da valutare positivamente nella scelta di aderire al concordato, fermo restando che:
Lo “scudo” derivante dalla sanatoria riguarda gli accertamenti analitici, analitico-induttivi e induttivi ai fini delle imposte sui redditi e IRAP, mentre per l’IVA protegge dagli accertamenti fondati su presunzioni semplici. Restano invece possibili altre forme di controllo, come:
La protezione si estende anche alle indagini finanziarie e agli accertamenti parziali, nella misura in cui siano collegati a forme di accertamento coperte dalla sanatoria.
Lo “scudo” viene però meno in alcune ipotesi particolarmente gravi, tra cui: