Nelle società di capitali a ristretta base partecipativa, la figura che cumula le funzioni di socio, amministratore e lavoratore è estremamente diffusa. Spesso ci si chiede se sia corretto prelevare somme dalla società qualificandole interamente come compenso per una sola di queste posizioni (ad esempio come compenso amministratore), anche quando tale cifra dovrebbe in realtà remunerare il capitale investito o l’attività operativa svolta. La risposta è no.
Ogni prelievo deve rispondere a un preciso inquadramento giuridico basato sulla domanda: “In virtù di quale rapporto arrivano queste risorse?”. L’ordinamento distingue infatti tre canali:
Qualificare tutto come compenso amministratore per ottenere la deducibilità IRES espone a gravi rischi: l’Agenzia delle Entrate può sindacare compensi sproporzionati rispetto alle dimensioni dell’attività o finalizzati a vantaggi fiscali indebiti.
Per gestire correttamente il pay out, occorre utilizzare strumenti specifici come il Trattamento di Fine Mandato (TFM), deducibile per competenza per la società a patto che esista un atto con data certa anteriore all’inizio del rapporto. Sono inoltre percorribili le strade dei benefit, come i rimborsi chilometrici per le trasferte o l’auto aziendale in uso promiscuo, purché supportati da documentazione rigorosa che ne attesti l’inerenza.
In conclusione, la sostenibilità del prelievo dipende dal rispetto della reale natura di ciascun ruolo ricoperto in azienda.